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Prevenire i danni dell’acqua nelle condotte di idranti interni

Ultimamente ci sono stati casi isolati di danni causati dall’acqua in seguito alla messa in funzione di condotte di idranti interni, allacciate alla rete di distribuzione idrica come impianti a umido. Dopo aver riempito le condotte, l’acqua fredda si è riscaldata, raggiungendo la temperatura dell’edificio e provocando un aumento di pressione e causando la rottura dei giunti a pressione.

Secondo la Direttiva antincendio dell’AICAA, gli edifici con un’altezza complessiva di oltre 30 m devono essere dotati di idranti interni. Le relative condotte di spegnimento sono di solito gestite come colonne montanti a secco, riempite dall’esterno con acqua di spegnimento tramite l’autobotte solo in caso di incendio. Le condotte di idranti interni sono però spesso progettate anche come impianti a umido e collegate direttamente alla rete di distribuzione idrica. Al momento della messa in funzione, la condotta di spegnimento viene riempita con acqua potabile fredda proveniente dalla rete idrica comunale. L’acqua rimane quindi nella condotta e si riscalda, raggiungendo la temperatura ambiente dell’edificio. Con l’aumento di temperatura, ad esempio da 10 °C a 20 -25 °C, il volume di acqua nella condotta aumenta.

Installazione unicamente per acqua di estinzione

Prima dell’entrata in vigore della versione aggiornata della Direttiva W5 della SSIGA per l’approvvigionamento di acqua di spegnimento, le condotte di idranti interni erano progettate e gestite come impianti di acqua potabile. Gli apparecchi sanitari collegati al punto più alto della condotta di acqua di spegnimento dovevano garantire un prelievo regolare di acqua potabile. Così l’aumento di volume poteva espandersi nella rete idrica comunale attraverso la condotta dell’allacciamento domestico. Visti i prelievi insufficienti di acqua potabile alla fine delle condotte di idranti interni e i ripetuti superamenti dei valori massimi di legionella, ora, conformemente alla versione aggiornata della W5 (edizione 2018), la condotta di idranti interni non deve più essere progettata e gestita come impianto di acqua potabile, ma come vero e proprio impianto di acqua di spegnimento. L’impianto di acqua potabile va protetto dal ristagno di acqua di spegnimento tramite una valvola di ritegno con contrappeso e con indicatore di perdite o un altro dispositivo di sicurezza conforme alla Direttiva W3/E1.

Una valvola di sicurezza per zona di pressione

La valvola di ritegno non permette però l’espansione dell’acqua di spegnimento riscaldata a temperatura ambiente. A causa dell’incomprimibilità dell’acqua, nella condotta avviene un inopportuno aumento della pressione nella condotta, causando una rottura dei raccordi dei tubi e causando così danni dell’acqua. Per evitare inconvenienti del genere, bisognerà assicurarsi che, dopo la valvola di ritegno, nella condotta di idranti interni sia installata almeno una valvola di sicurezza per alte pressioni di esercizio (vedi schema).

Figura 1: Condotta di idranti interni con due zone di pressione separate e due valvole di sicurezza. I regolamenti di attuazione dettagliati devono essere discussi con l'azienda dell'acqua potabile locale e l'autorità antincendio competente.

H = scarico libero, in collegamento costante con l’atmosfera, non ostacolato H = > 2 x ID, min. 20 mm